Ciao Peppino

 

 

di Riccardo Brezza

 

Ciao Peppino,

 

è tutta la giornata che penso se scrivere queste righe. Troppe persone ti ricordano in queste ore, e io ho paura che, nel ricordarti oggi, ci si dimentichi di te fino all’anno prossimo.

Era il 1978, e un giorno come oggi, un po’ più tardi di ora però, di notte, sei stato ammazzato.

La mafia ti ha ucciso.

Loro, ti hanno fatto esplodere.

Mi ha sempre fatto impressione l’idea di un corpo dilaniato da una bomba. Perché perde tutta la sua umanità. Non conserva i tratti dell’uomo o della donna che era. Sfuggono, con forza e potenza, lontano.

 

Sai Peppino, io è di questo che ho paura. Che in questo tempo, nel nostro tempo, molto diverso dal tuo, l’uomo vada incontro ad una perdita della sua umanità. E allora le tue parole si fanno forti dentro di me. Le tue parole urlate in faccia: “noi ci dobbiamo ribellare, prima che sia troppo tardi, prima di non accorgerci più di niente”, diventano una maledizione che non mi lascia stare.

“Prima di non accorgerci più di niente”, nemmeno del fatto che non siamo più umani, nemmeno del fatto che tutto ci scivola addosso. Il futuro del nostro paese, la politica che fa abiura di se stessa, la violenza che diventa misura del nostro vivere, la banalità al potere, la corruzione e il decadimento morale che diventano normalità.

 

Io ho paura che non solo non sappiamo più cogliere la bellezza, ma che proprio di questa bellezza non ci importi più nulla.

Ci stiamo abituando a tutto. Al compromesso con la nostra coscienza; uno di quei compromessi dai quali non si torna più indietro. Tanto meno se è un intero paese a scegliere questa strada.

 

Oggi ti voglio ricordare così, dicendoti che questa Italia, questa tua e nostra Italia, sta esplodendo, sta perdendo di vista la bellezza e si dimentica, ogni giorno di più, delle storie di persone come te.

 

Abbiamo sentito, e sentiremo in queste ore, centinaia di parole spese per ricordarti.

Domani parleranno delle vittime del terrorismo, parleranno tutti anche di un altro uomo con cui condividi tragicamente la data della morte, Aldo Moro.

So già per certo che in molti correranno davanti ai microfoni per parlare di compromesso, del suo compromesso. Ci diranno che oggi, come allora, abbiamo bisogno di larghe intese, di riappacificare un paese.

Ma vedi Peppino, io penso che un paese non possa trovare pace se non trova la verità, la giustizia. La menzogna fa rima con guerra e con violenza. Il resto è demagogia.

 

Oggi ti ricordiamo, ricordiamo Aldo. Domani verranno i giorni in cui ricordare Giovanni, poi Paolo.

Ma questo paese che li ricorda, non li merita. Non è per tutto questo che avete deciso di giocarvi tutto, anche la vita.

 

Queste mie parole sono amare, lo so. Non si addicono al momento; dovrei dirti che noi ce la faremo a liberare questo paese dalle mafie, perché te lo dobbiamo. Dovrei dirti che la vinceremo noi la battaglia che tu, assieme a molti, hai iniziato. È vero, te lo dovrei dire, ma non mi va di mentirti, il giorno della tua morte. Non perchè io non creda questo possibile, ma perchè mi sembra che ancora non siamo maggioranza, e questo, è davvero logorante.

Io la vedo un’Italia libera, diversa, io la immagino. Ma oggi, proprio oggi, non mi va di essere retorico.

Allora posso dirti che ci impegneremo perché le tue parole, “prima di non accorgerci più di niente”, non diventino verità per tutti. Ci impegniamo oggi, e continueremo a farlo. Perché le sorti di questo paese ci stanno a cuore.

Ci impegneremo, con le nostre vite, a ricomporre quell’umanità dilaniata che non ritrova più i pezzi. E assieme a questo ti ridoneremo un corpo, che altrimenti viene strappato ogni giorno di più.

 

Assieme, Peppino, faremo questa rivoluzione, un passo alla volta, saremo il tuo corpo, il corpo del cambiamento che vogliamo (ri)comporre.

 

Non lo so quando e come arriverà un 9 maggio in cui potremo dirti che tutto è cambiato davvero, ma di sicuro, questo è un motivo che rende degna una vita di essere vissuta.

 

Ciao compagno, amico, fratello.
Ti abbraccio.

 

Riccardo

 

 

 

  1. Carla de Chiara

    Ho letto la tua lettera, l’ho letta ad alta voce anche per mio marito (Giovanni), non solo è beissima , è sentita e piena di grazia . Ho un nodo in gola ma mni fa piacere che ci sia gente come te
    Carla

  2. Roberto

    L’inizio di Maggio ..Peppino Impastato, Agnese Borsellino, Aldo Moro e poi Giulio Andreotti. Dicevano quelli del movimento 5 stelle di Sicilia, come farei a giustificare ai miei concittadini una posizione che avrebbe favorito Schifani ai danni di Grasso…? e mi chiedo io invece come faccio a giustificare a me stesso una posizione allineata ad Andreotti ai danni di … Peppino, Agnese, Aldo…., ma si sa se di larghe intese si parla è per il bene del paese …….. o forse no ? Riccardo, Peppino mi è sempre piaciuto, Giulio mai, che dici è grave? i morti non sono allora tutti uguali, ho sentito molti fischi al minuto di raccoglimento nei campi per Peppino ed Agnese ……. o forse non era per loro, impossibile: i morti non sono tutti uguali

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