CARO ZACCHERA-Il finale lo lasci scrivere a noi

verbania pallanza

di Riccardo Brezza

Avrete letto sicuramente in molti la favola su Verbania, che sta circolando in rete, scritta dall’ex sindaco on.Marco Zacchera e pubblicata sull’ultimo numero de “Il Punto”.

Ora, al di là delle valutazioni sull’adeguatezza al ruolo da scrittore, del nostro ex sindaco,  io vorrei soffermarmi sul finale della grottesca storiella.

“…Alla fine prescrissero solo una serie di sonniferi, placebo e calmanti di quelli che non risolvono i problemi. La signora Veronica (la città di Verbania [ndr]) si addormentò  sempre più deperita e qualcuno dice che non si risvegliò più…”.

In questo modo decide di far finire la storia il nostro ex sindaco, sottintendendo che ovviamente a causa del suo prematuro addio, causato dall’inadeguatezza della sua “brutta” compagnia,  ovvero la maggioranza che l’ha sostenuto in questi 4 anni, la città di Verbania sia caduta in un sonno incurabile dal quale mai più si potrà risvegliare. Evito commenti sul fatto che io trovi veramente patetica questa fiaba, sia nei contenuti, sia nella forma, come se una persona che è sostanzialmente fuggita dalle sue responsabilità politiche, potesse cavarsela con una storiella banale e offensiva.

Voglio invece dire con forza che l’ex sindaco continua a non capire la città che ha amministrato in questi anni, cosa di cui per altro ha sempre dato prova. Si illuda pure l’on.Zacchera che con la sua fuga da “Troia”, ora la città sia caduta in un sonno eterno, descriva pure i verbanesi, offendendo tutti i cittadini, come degli abitanti incapaci di cogliere il cambiamento, ma non confonda la malattia con la cura.

Una città si addormenta quando per anni, nessuno è più in grado di ascoltarla, di coglierne le esigenze, di fare della politica il nesso tra cittadini e istituzioni. Una città si addormenta quando la sua classe politica non è in grado di offrirle un sogno. Un sogno con le gambe però, un sogno fatto di partecipazione e progetti concreti. Una città si addormenta quando non si ascoltano i suoi giovani, le sue risorse migliori.

Questo è quello che è successo durante l’amministrazione della destra verbanese. Per fortuna c’è chi è riuscito a camminare  comunque e a costruire, con difficoltà, semi di futuro.

E allora noi dobbiamo avere la forza e il coraggio di dire al nostro ex sindaco, e a tutti quelli che pensano che Verbania sia morta e non abbia nulla di meglio da offrire, che noi ci siamo, che siamo vivi. Raccogliamo la sfida, non abbiamo bisogno di “medici” altruisti, di cantastorie improvvisati.

Ci saremo noi con la nostra capacità di tessere le trame del nostro futuro. Non aspettiamo altri che lo facciano per noi. Verbania è, e vuole essere, assolutamente viva e vigile.

Le diamo un consiglio on.Zacchera: il finale della storia lo faccia scrivere a noi. Noi ragazzi e ragazze di una nuova generazione, non così frustrati per non essere riusciti a cambiare questo paese, non responsabili di come lo avete reso. Lo faccia a scrivere a noi, abituati a questo mondo precario, che ci respinge e non ci accoglie, eppure così testardamente legati all’idea che questa democrazia possa essere lo strumento attraverso il quale rendere questo mondo migliore.

Lo faccia scrivere a noi il finale, noi che abbiamo ancora voglia di immaginare e camminare verso il futuro di Verbania, città che sentiamo nostra, talmente nostra da volerla governare, con i mezzi della nostra storia, la politica e la democrazia rappresentativa.

Lo faccia scrivere a noi il finale, che abbiamo capito, camminando sul prato della casa della resistenza, che questo paese cambierà se farà nascere dalla memoria un ritrovato impegno.

Lo scriveremo non si preoccupi, anche se non ci dovesse dare il permesso.

Lo scriveremo perché ci sta a cuore. Non ci rassegniamo al sonno a cui ci vorreste costringere.

Chiediamo solo una cosa: abbiamo bisogno del contributo di tutti, ma non delle zavorre di una cultura della rassegnazione e della nostalgia.

Verbania, forse il nostro paese tutto, per non dire l’intero sistema, si avvia verso una nuova epoca. Chi non vuole accettare questa sfida, semplicemente, lasci perdere, avete fatto già molto, per noi. Ora, con permesso, rispondiamo all’appello per nome, uno per uno, e vogliamo dire la nostra.

Il finale, le ripeto, lo lasci scrivere a noi, e vedrà, sarà molto diverso.

  1. Marco Sconfienza

    In queste parole si colgono due cose, la prima è l’inadeguatezza di una classe dirigente autoreferenziale e sorda ai bisogni reali dei propri cittadini e l’altra la speranza e la voglia di cambiare i giovani hanno in sè, concordo con il titolo nessuno ha il diritto di scrivere la storia ed il futuro per altri……bravo Riccardo…mi auguro solo che tu possa avere tantissimi proseliti !!

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